Cibo-Droga
Quando diventa impossibile dire "basta"
Disturbi del Comportamento Alimentare

Il cibo, e nella fattispecie alimenti raffinati e/o estremamente processati, può rappresentare una sostanza dalla quale non si può fare a meno al punto tale da rappresentare una vera e propria droga. A questo concetto viene attribuita la definizione di Food Addiction.

Come si vedrà nel corso della trattazione, questo concetto interviene per spiegare quei comportamenti che vanno oltre il mangiare per la necessità di integrare riserve energetiche consumate con le attività quotidiane, per sopravvivenza o, banalmente, per fame.

Dato che di fatto si tratta di una dipendenza, anche quando l'oggetto della stessa è rappresentato dal cibo, si impiegano criteri, chiamati "Substance Use Disorders" (SUD criteria), definiti in ambito medico per discriminare e diagnosticare appunto una dipendenza da una sostanza quale essa sia.

La presenza di una dipendenza viene diagnosticata quando due o più dei seguenti sintomi compaiono e si protraggono per almeno 12 mesi:

  1. la tolleranza, in cui aumenta il livello soglia di dosaggio necessario per ottenere l'effetto desiderato e contestualmente diminuisce l'effetto della sostanza in questione;
  2. l'astinenza, intesa come sintomo negativo che sopraggiunge quando si interrompe l'assunzione di una sostanza;
  3. la perdita di controllo dovuta ad un'astensione prolungata dall'uso di una sostanza;
  4. il desiderio ricorrente di fare uso di una sostanza o i tentativi ripetuti per ottenerla;
  5. il tempo eccessivo speso a cercare di ottenere, utilizzare la sostanza e anche quello speso per recuperare lo stato di salute dopo l'uso;
  6. la riduzione delle attività e rapporti sociali derivati dall'uso della sostanza
  7. continuare l'uso nonostante si conoscano le reazioni avverse
  8. la bramosia crescente di fare uso di una sostanza
  9. continuare a fare uso di una sostanza anche se c'è una chiara compromissione della rete sociale
  10. continuare a fare uso della sostanza anche se questa compromette la possibilità di adempiere a obblighi di lavoro
  11. continuare a fare uso di una sostanza anche se si è consapevoli dei rischi psicofisici che si corrono (Krupa, Gearhardt, Lewandowski, & Avena, 2024).

Studi sperimentali su ratti hanno dimostrato che l'intake crescente di zuccheri può innescare comportamenti simili alla dipendenza da droghe d'abuso e sono stati approfonditi i circuiti neurochimici interessati (Avena, Rada, & Hoebel, 2008).

L'area in cui i circuiti del piacere si intersecano con quelli omeostatici, che si attivano a seguito dell'ingestione di cibo, sono situati nell'ipotalamo laterale. Qui viene prodotto un neurotrasmettitore, Oressina o Ipocretina, che stimola il senso di fame ed è stato osservato come sia convolto nel rinforzare i meccanismi di ricompensa tipici del consumo di sostanze d'abuso (Sakurai, et al., 1998).

Esiste quindi una stretta correlazione tra il mangiare e il piacere che ne deriva, quando però questo processo è alterato da sostanze contenute all'interno di determinati alimenti (highly-processed e ultra-processed food), dalla predisposizione genetica individuale e da altri fattori ambientali (storia familiare, depressione, ansia, ecc.), si corre il rischio di cadere nel vortice della dipendenza.