I Disturbi del Comportamento Alimentare
Con cosa abbiamo a che fare
Disturbi del Comportamento Alimentare

Un'epidemia sociale, così potrebbero essere definiti i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), le cui origini e il cui decorso sono attribuibili ad una pluralità di fattori. L'ambiente, il contesto sociale, la famiglia, la cerchia dei pari, i dogmi societari, la cultura di provenienza, la religione, la predisposizione genetica, la vulnerabilità psicologica, esperienze passate, sono solo alcuni dei tasselli che contribuiscono alla distruzione del rapporto sano con il cibo e alla costruzione del puzzle della malattia.

Il periodo più critico determinante per l'insorgenza di preoccupazioni legate al peso, al cibo e alla forma del proprio corpo è l'adolescenza e i fattori che maggiormente hanno potere di influenzarla sono la famiglia e la cerchia dei pari. Non mancano studi in cui è emerso che commenti in famiglia e tra pari sul corpo e sul cibo siano effettivamente da considerarsi un trigger per la comparsa di eventuali disturbi e alterazioni nel rapporto con l'alimentazione (Lease, Doley, & Bond, 2016).

La prevalenza di incidenza dei disturbi alimentari è maggiore nelle donne rispetto agli uomini anche se, dati i cambiamenti culturali che stiamo vivendo, la forbice si sta chiudendo. Esiste inoltre una differenza di incidenza all'interno delle varie categorie di disturbo. In particolare in Italia gli uomini rappresentano il 5-10% dei casi di anoressia nervosa, il 10-15% di Bulimia Nervosa e arrivano anche al 30-40% dei casi di Binge Eating (Ministero della Salute, 2013). Studi epidemiologici hanno dimostrato come il divario gender-related inizi a manifestarsi significativamente dopo i 13 anni (Field, Camargo, & Barr Taylor, 1999). L'insoddisfazione corporea che accomuna entrambi i sessi è correlata al desiderio di modificare il proprio aspetto fisico e in particolare il peso corporeo. La dicotomia sta anche nella forma corporea desiderata da donne e uomini, infatti mentre nelle prime più comunemente si guarda alla magrezza come ideale traguardo, nei secondi l'obiettivo è un aumento di peso e di muscolatura (Neumark Sztainer, Story, & Falkner, 1999). Studi condotti su adolescenti statunitensi intenti ad aumentare il volume muscolare e a potenziare le prestazioni fisiche, hanno mostrato come ci sia un'associazione tra questa tendenza e il consumo illegale di steroidi anabolizzanti e integratori alimentari (Johnson, O'Malley, & Bachman, 2000). Questo desiderio è anche alimentato dalla convinzione che un corpo più muscoloso abbia un maggiore potere di seduzione, che sia più apprezzato da amici e coetanei e che si incorra meno nel rischio di essere vittima di scherni legati al sovrappeso, ma sono stati anche riportati casi in cui la perdita di peso era incoraggiata dalle madri. Tutti gli esempi citati sottolineano come la cerchia dei pari e la famiglia giochino un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo di eventuali disturbi del comportamento alimentare (Vincent & McCabe, 2000).

Il rischio di sviluppo di disturbi del comportamento alimentare rimane comunque strettamente correlato alla storia familiare dell'individuo. È infatti documentato come un evento traumatico - specialmente legato ad abusi sessuali e fisici, soprattutto in età prepuberale - possa rappresentare un fattore predisponente la comparsa di questo genere di disturbi (De Groot, 1992). Le donne affette da Bulimia Nervosa che hanno subito abusi vivono negativamente il proprio corpo, animate da rabbia e disgusto, che sono alcune delle emozioni che dominano le abbuffate e cercano, tramite comportamenti di compensazione, un modo per eliminare il trauma che le ha segnate.

Forme avanzate di DCA possono sfociare anche in atti di autolesionismo (Vanderlinden, 1993) che vanno oltre la restrizione calorica, le condotte di eliminazione, il privarsi di nutrienti o il ridurre il proprio corpo ad un contenitore sia esso troppo pieno o troppo vuoto.

Ma guarire è possibile, la prevenzione sarebbe auspicabile ma non sempre si riesce ad agire per tempo. È importante tenere a mente che la dieta, contare le calorie e dividere i macronutrienti nel corso del pasto, della giornata, della settimana, della vita, non è sufficiente.

I DCA sono il sintomo di un disagio profondo, la punta di un iceberg che ha prodotto uno squarcio nell'anima e trascina affondo chi ne è affetto, lasciandosi andare senza sentire la fame o senza riuscire a smettere di mangiare.

L'integrazione della terapia nutrizionale con la psicoterapia è necessaria per affrontare i demoni che non lasciano spazio alla persona, che la intrappolano e le lasciano vedere come percorribile solo la strada della malattia.