Food Addiction
Si può veramente diventare dipendenti dal cibo?
Disturbi del Comportamento Alimentare

Un importante fattore che lega strettamente l'alimentazione e la riproduzione è il meccanismo del piacere.

I centri che regolano la nutrizione e la riproduzione sono anatomicamente connessi nell'ipotalamo e collegati ai circuiti emozionali del piacere. Questo aiuta a comprendere il processo di dipendenza che si innesca quando il rapporto con il cibo non è più sano ma assume i connotati di una vera e propria tossicomania. Ci sono degli alimenti in cui il bilanciamento di grassi, specialmente saturi, sale e zuccheri aggiunti, conferiscono delle proprietà analoghe a quelle delle droghe d'abuso. In particolare, il consumo di cibi ricchi di zuccheri e grassi è innescato da processi chimici che stimolano i circuiti del piacere e, come in un circolo vizioso, costituiscono dei trigger che inducono all'ulteriore consumo (Corwin & Grigson, 2009).

Anche da un punto di vista culturale e sociologico, mangiare e condividere l'esperienza del cibo ha instaurato degli ulteriori meccanismi di consumo di alimenti estremamente palatabili. Questi cibi preparati in casa e molto ricchi di grassi, intingoli e salse varie sono definiti "highly-processed foods" e sono la prima forma di cibi raffinati che produciamo noi stessi nelle nostre cucine. A questo gruppo se ne aggiunge un altro, quello degli "ultra-processed foods", vale a dire gli alimenti di manifattura industriale che contengono anche emulsionanti, edulcoranti e additivi vari (Krupa, Gearhardt, Lewandowski, & Avena, 2024). È il caso dei "ready-to-eat" o "ready-to-heat" che possono essere consumati anche fuori casa o se non si ha tempo per cucinare un piatto sano. Tutte le caratteristiche di praticità, sapidità, velocità, si aggiungono a quelle intrinseche di questi alimenti e nell'insieme contribuiscono ad aumentarne il desiderio di consumo.

Nello studio di Schulte e collaboratori, sono stati evidenziati i cibi che più contribuiscono al meccanismo della dipendenza e tra questi ritroviamo pizza, biscotti, gelato e patatine fritte in busta (la croccantezza è una caratteristica che rende ancora più gradevole il consumo) (Schulte, Avena, & Gearhardt, 2015).

Alcuni individui conservano le basi genetiche che consentirebbero la sopravvivenza in un periodo di carestia grazie alla propensione all'accumulo di riserve energetiche, ma abbiamo anche visto come invece oggi l'eccessiva disponibilità di alimenti raffinati non sia ancora riuscita a modificare milioni di anni di evoluzione genetica, per cui alcuni individui possono essere più predisposti al consumo smodato di alimenti ultra-processati e a sviluppare comportamenti alimentari pericolosi.

Se l'azione del mangiare fosse mossa e misurata esclusivamente dalle necessità energetiche e fisiologiche del nostro organismo, non avremmo problemi di peso e tutta la serie di patologie metaboliche che derivano dall'essere in eccesso ponderale non sarebbero un problema di interesse mondiale.

Nel momento in cui mangiare prende una piega patologica, si parla di pazienti "food addicted" in preda al "Food Addiction" (FA). Nella comunità medica il termine "addiction" - dipendenza - è comunemente associato all'abuso di sostanze stupefacenti o al mettere in atto comportamenti altamente gratificanti, come il gioco d'azzardo (Krupa, Gearhardt, Lewandowski, & Avena, 2024).

Il termine "food addiction" viene utilizzato per definire il lato tossicomane durante il consumo di cibo. Alcuni ricercatori sono però dubbiosi se sia corretto utilizzare questa terminologia nei casi in cui l'eccessivo intake di cibo sfocia in problematiche come il BED o la BN.

In un recente consensus tra accademici e clinici si è convenuto che la terminologia più appropriata da utilizzare per descrivere questo disordine sia "Ultra Processed Food Addiction" (UPFA), anche a sottolineare quanto la dipendenza sia innescata da un genere di preparazioni alimentari (Unwin, et al., in press), tanto che non sono stati riportati comportamenti di dipendenza innescati da alimenti "veri" a base di grassi o proteine (Unwin, et al., 2025).

Esiste una scala di misura oggettiva per valutare e confermare casi di FA ed è la Yale Food Addiction Scale (YFAS) ideata per applicare i criteri diagnostici all'abuso di cibo (Gearhardt & Schulte, 2021) sia per gli adulti che per i bambini. La scala prevede due metodologie: la prima somma i sintomi riconducibili ad una dipendenza e la seconda si basa sui criteri del "Substance Use Disorders" (SUD criteria) descritti in precedenza.

L'FA è il risultato, come per le altre sostanze capaci di causare dipendenza, di tre fattori interagenti quali:

  • le caratteristiche che conferiscono ad una sostanza il potere di creare dipendenza come nei casi dei cibi highly- e ultra-processed;
  • i fattori di rischio di un individuo, come la storia familiare, casi di abuso, depressione o impulsività;
  • l'ambiente che rende più accessibile la sostanza in questione (Gearhardt, 2021).

In ogni caso è bene sottolineare che il food addiction è una condizione ben diversa dall'obesità e dal binge eating e che la maggior parte delle persone food addicted non mostrano anche i sintomi di questi o altri disordini alimentari. (LaFata & Gearhardt, 2022).

Riguardo invece la correlazione tra UPFA e DCA, i pazienti affetti da BN mostrano la più alta associazione positiva con percentuali che vanno dal 48 al 95%, segue il BED tra 55 e 80% e l'AN tra 40 e 70% (Unwin, et al., 2025). Il meccanismo è innescato dall'astensione forzata da alimenti ritenuti colpevoli di far ingrassare e da cui ci si allontana in modo netto, o almeno si prova a farlo, mettendo in atto diete molto restrittive che come risultato non fanno altro che alimentare il circolo vizioso del desiderio, trasformando il cibo taboo in una droga.

Diversamente dalle altre sostanze che provocano dipendenza, come le droghe d'abuso e l'alcool, l'astinenza totale dal cibo non è un'opzione (Lindgren, Gary, Miller, Tyler, & Wiers, 2018), mentre quella dagli UPFA è una strada percorribile.

Sono state proposte diverse terapie tra cui l'uso di farmaci con azione sul sistema opioide, serotoninergico e dopaminergico (Vella & Pai, 2017), attuazione della terapia cognitivo comportamentale e stimolazione cerebrale. Sicuramente l'educazione alimentare e la psicoterapia migliorano la severità dell'UPFA, ma è stato osservato come una prevalenza nel 73% dei pazienti che seguono questo percorso sia ancora presente alla fine del trattamento (Hilker I, 2016). È stato osservato invece come la chirurgia bariatrica abbia ridotto drasticamente le percentuali di prevalenza di UPFA in soli 6 mesi (Reche-Garcia C, 2024), ma si tratta di un trattamento limitato ovviamente solo ad alcuni individui, mentre l'FA si è visto nella discussione che non colpisce esclusivamente persone con BMI importanti. L'applicazione di una dieta a basso contenuto di carboidrati sembra diminuire i sintomi del FA (Sethi Dalai S, 2020). questo perché i carboidrati raffinati e ultra processati agiscono da trigger nell'attivazione del meccanismo di risposta della "ricompensa" come accade nella dipendenza da droghe ad esempio. Inoltre, questi cibi contenenti alti livelli di zuccheri semplici provocano dei picchi repentini di glucosio e insulina nel sangue che alterano i normali processi di signaling metabolici e neurobiologici (Ludwig D, 2021). A supporto del promettente percorso che prevede diete a basso contenuto di carboidrati integrato alla psicoterapia, il lavoro di Unwin e collaboratori mostra come in un follow up di pazienti Food Addicted provenienti da 3 paesi, ci siano stati miglioramenti nei sintomi UPFA e nel benessere mentale (Unwin, et al., 2025). Restano necessari studi long term per valutare se l'efficacia del trattamento rimane stabile nel tempo.