L'espressione Ortoressia Nervosa (ON) è stata coniata nel 1997 per la prima volta da Steven Bratman, che la descrive come un'ossessione verso un'alimentazione costituita da "cibo sano" ed il cui esordio è definito come "un disturbo mascherato da virtù" (Bratman, 1997).
Nel DSM-V l'ortoressia è stata inserita nella categoria del "Disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo" e i criteri diagnostici che la descrivono prevedono: un'eccessiva attenzione all'alimentazione definita "sana" su base quasi personale che può portare alla limitazione e ancora di più all'esclusione di macrocategorie di cibi con conseguente perdita di peso senza la ricerca di un dimagrimento, fino a raggiungere condizioni gravi di malnutrizione. Inoltre, il soggetto passa molto tempo ad ispezionare il cibo acquistato, a controllare che non contenga residui di pesticidi, erbicidi, della plastica delle confezioni o della colla delle etichette. Anche la modalità di preparazione del cibo segue un rito ben preciso che va oltre la ricerca del salutare, assumendo sempre di più i tratti di un disturbo ossessivo. Tutto ciò che ruota intorno all'alimentazione assume un valore maggiore rispetto agli affetti, al lavoro, agli amici, alle relazioni sociali (Bagci Bosi, Camur, & Guler, 2007). Si spende sempre più tempo per la scelta, il controllo, la preparazione e il consumo dei cibi e gli alimenti vengono selezionati in base alla presenza di zuccheri, ingredienti geneticamente modificati o coloranti e si finisce con l'escludere gruppi alimentari comportando gravi carenze nutrizionali che possono dar luogo a bradicardia, anemia, osteopenia, deficienza di testosterone, acidosi metabolica ma non solo (Koven & Abry, 2015).
Nei casi in cui si trasgredisce dal rituale, magari nelle fasi iniziali per un'uscita a cena con amici, il soggetto vive l'esperienza con forte senso di colpa, intensa frustrazione e bassa autostima che hanno la conseguenza di inasprire ancora di più la restrizione (Mathieu, 2005).
Il motivo principale per cui l'ortoressia nervosa non ha ancora trovato una sua specifica collocazione nel DSM è per via della dicotomia intrinseca del disturbo. Alcuni sanitari la definiscono un disturbo alimentare in quanto il soggetto si costringe ad un'alimentazione selettiva di cibi "sani", altri invece ritengono che la componente ossessiva sia la faccia predominante, altri ancora ritengono che sia giusta la sua collocazione tra i disturbi da restrizione/evitamento dell'alimentazione.
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