Bulimia Nervosa
Cibo e senso di colpa
Disturbi del Comportamento Alimentare

La prima definizione di "bulimia" venne fornita da George Russell nel 1979 a fronte di uno studio su circa trenta pazienti, come una "minacciosa variante dell'anoressia nervosa" (Faiburn & Cooper, 1984) (Russell, 1979).

La sindrome in questione e le sue varianti sono state chiamate con nomi diversi nel corso degli anni: "bulimarexia" (Boskind-Lodahl & White , 1978), "dietary chaos syndrome" (Palmer, 1979), "subclinical anorexia nervosa" (Button & Whitehouse, 1981.), "abnormal normal weight control syndrome" (Crisp, 1981) e più semplicemente "bulimia".

In ogni caso le caratteristiche descritte consistono in un irresistibile impulso ad abbuffarsi e al contempo una paura folle di prendere peso che istiga la paziente in esame ad attuare comportamenti compensatori portando con sé conseguenze psicofisiche che vanno dall'aumentato senso di frustrazione e depressione a problematiche di ordine nutrizionale.

Russell nel 1997 riporta 3 casi clinici storici che hanno soddisfatto i criteri della bulimia nervosa (BN) quali abbuffate, comportamenti compensatori e fobia di ingrassare: Nadia di Pierre Janet del 1930, Ellen West di Ludwig Binswanger del 1944 e la paziente D di Wulff del 1932. I casi riportati sono numericamente pochi in quanto la tendenza ad autoindurre il vomito era considerata impensabile per i medici dell'epoca e questi episodi sono stati descritti più come tic che come comportamenti legati al disturbo (Habermas T., 1989).

Lo studio di Russell è stato considerato di fondamentale importanza clinica tanto da portare ad includere la bulimia nervosa nella terza edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) redatto dall'American Psychiatry Association (APA) del 1980. Nell'International Classification of Disease (ICD) redatto dall'organizzazione mondiale della sanità (WHO) verrà incluso solo nella nona versione.

Con Bulimia Nervosa si intende un disordine caratterizzato da episodi frequenti e ricorrenti di abbuffate di cibo durante le quali si perde il controllo di quale e quanto cibo si sta mangiando. Si tende ad ingurgitare alimenti in un lasso di tempo definito (in genere due ore) in cui normalmente non si mangerebbe una quantità simile.

Le persone affette da questo disturbo si sentono incapaci di smettere di mangiare finché non sopraggiunge un senso di sazietà inappropriato, fino a provare dolore fisico. A tutto questo fa seguito un disagio psicologico e sociale che tende a rendere frustrata la persona interessata. Ci si sente in colpa per non aver saputo dire di no, per non essere stati capaci di fermarsi in tempo - per l'ennesima volta - si prova vergogna e si ha paura che questo comportamento inficerà sull'aspetto fisico, in particolare si ha paura di prendere peso ed ingrassare. A questo punto si tenta di porre rimedio con metodi autolesivi quali vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci oppure ci si impone una dieta iper restrittiva - che avrà il solo effetto di esacerbare la frustrazione ed innescare un nuovo ciclo di abbuffate - o si applica un esercizio fisico estenuante ed eccessivo.

Appare chiaro come questo descritto sia un esempio di circolo vizioso in cui la restrizione o la qualsiasi "punizione" autoinflitta non faccia altro che rendere ancora più labile la capacità di gestire i propri limiti e di avere un rapporto sano con il cibo.

Un altro aspetto caratteristico dell'episodio di abbuffata della BN oltre la quantità di cibo che viene ingerita è l'assoluta noncuranza della qualità di ciò che viene mangiato. Si dà spazio ad un desiderio irresistibile - non mosso da una tentazione - di riempirsi lo stomaco finché non sopraggiunge un senso di fastidiosa pienezza e dolorosa sazietà. Il momento in cui non c'è posto per ingoiare altro cibo segna la fine dell'episodio fisico e si scatena l'inizio del disagio psicosociale fatto per lo più di senso di colpa e solitudine crescente.

La bulimia è un disturbo silenzioso e molto insidioso perché da un punto di vista estetico non si manifesta velocemente col progredire della patologia come nel caso di chi soffre di Anoressia Nervosa; le pazienti infatti, per lo più di sesso femminile con età compresa tra i 16 e i 35 anni, riescono a nascondere abbuffate, vomito e abuso di farmaci a familiari e amici per molto tempo.

Nel contesto sociale attuale però questo disturbo ha anche assunto dei connotati che vanno ben oltre il comportamento disfunzionale legato prettamente alla sfera alimentare. La forma di bulimia attualmente presente è definita multicompulsiva e tende ad intaccare la personalità di chi ne soffre portando a comportamenti incontrollati attuati in molti altri aspetti della vita: abuso di alcol e stupefacenti, cleptomania, autolesionismo, shopping compulsivo (Marinucci & Della Ragione, 2016). L'individuo affetto da bulimia nervosa vive una profonda crisi di identità e si vede incapace di sostenere la sua solitudine, finendo così per cercare di colmare il vuoto interiore con comportamenti che egli stesso ritiene disdicevoli e di cui prova vergogna. Si autoalimenta in questo modo una catastrofe di eventi che tende a ripetersi sempre più frequentemente come in una sorta di déjà-vu della frustrazione. La paziente bulimica ha un comportamento del tutto assimilabile a quello di un tossicomane per quanto riguarda l'aspetto della gestione del rapporto con il cibo e il controllo che (non) riesce ad esercitare su di esso.

L'emergenza riguardante le abbuffate compulsive è conseguenza dei cambiamenti culturali, sociali ed economici cui sono andati incontro i paesi industrializzati a partire dalla seconda metà del 1900. Da considerare infatti che la facilità di accesso al cibo aumentata dopo la seconda guerra mondiale ha sicuramente contribuito all'insorgenza dei disturbi caratterizzati da abbuffate e ad oggi l'eccessiva disponibilità di cibi pronti, confezionati, industriali e quant'altro ha premuto sull'acceleratore della progressione che si sta estendendo sempre più tra i giovani adolescenti, con pericolosa diminuzione dell'età di esordio.

Un importante tassello da considerare nel mosaico della BN al pari dell'Anoressia Nervosa, è il nuovo ideale di magrezza-bellezza femminile diffusosi nel XX secolo esageratamente marcato soprattutto se paragonato a quello che nel secolo precedente era il canone di riferimento. Un corpo femminile formoso, panciuto e "grassoccio" era ammirato e dai tempi più antichi era stato associato a prosperità, fertilità e buona salute. La forma a clessidra desiderata da molte è stata surclassata da un modello tubolare (Vandereycken, 2002.), rettilineo, spianato, con meno curve possibili che potremmo definire a dir poco essenziale.

La BN si è modificata nel corso del tempo, fino agli anni sessanta si assisteva per lo più a comportamenti di tipo "astinente" tipici dell'anoressia in cui la forma di digiuno era quella prevalente, la forma "pura" della patologia, mentre a partire dagli anni settanta, ma soprattutto ottanta, è avvenuto l'innesto di comportamenti bulimici caratteristici di chi ha perso il controllo sui limiti autoimposti nei riguardi del cibo, con aumento di casi di pazienti malati normopeso che possono anche manifestare la forma multicompulsiva con abuso di alcol e sostanze stupefacenti o che arrivano a compiere gesti autolesivi.

Nei casi più complessi, quindi, la diagnosi di bulimia nervosa è spesso accompagnata da altri disturbi (disturbo della personalità e abuso di sostanze sono i più comuni) che contribuiscono ad esacerbare il disagio profondo vissuto dalle pazienti. Non è affatto raro trovare pazienti che hanno vissuto sulla loro pelle la trasformazione della patologia che le ha portati a migrare da uno sintomo all'altro. Agli inizi degli anni 2000 il 50% delle pazienti anoressiche aveva manifestato sintomi bulimici mentre al contrario persone affette da bulimia aveva già sofferto di anoressia ma non aveva manifestato a lungo i sintomi (Faiburn, Cooper, & Doll, 2000). Potremmo dire che la bulimia nervosa rappresenta la faccia, se possibile definirla così, negativa dell'anoressia. Sfociare nelle abbuffate compulsive è sintomo di perdita totale di controllo, di potere, di comando sul proprio corpo, che sono invece i cardini dell'anoressia. Le anoressiche "pure" non ricorrono a metodi di eliminazione post abbuffata perché riescono a controllare tramite diete restrittive e iperattività il proprio peso e hanno pieno dominio del loro introito calorico. La consapevolezza di aver perso il potere sul proprio corpo e sulla propria volontà, perché chi è ammalato crede che tutto dipenda dalla sua volontà, contribuisce ad esacerbare i sentimenti di disgusto che si prova verso se stessi quando questi episodi hanno il sopravvento.

Dal punto di vista nutrizionale, le pazienti affetti da BN possono mostrare segni di malnutrizione più o meno marcata. Le complicanze principali sono la conseguenza degli atti compensatori più che per l'alimentazione inadeguata di per sé.

Data la sua natura, la bulimia copre un range di pesi molto vario dalla malnutrizione al sovrappeso ed è, come già visto in precedenza, uno dei principali motivi che rende la patologia difficile da identificare agli esordi.

Durante un episodio di abbuffata la persona perde completamente il controllo di ciò che sta mangiando, senza assaporare, gustare, quasi masticare il cibo, l'importante è ingoiarne il più possibile. Non mancano casi in cui vengano consumati cibi avariati, irranciditi, crudi, ancora surgelati o miscugli vari da cui lucidamente una persona non sarebbe attratta. Un paziente può avere più di una crisi al giorno e cercare varie condotte di eliminazione per limitare l'aumento di peso.

Una curiosità riguarda la predilezione dei soggetti ansiosi verso cibi salati e croccanti mentre sono attratti da cibi dolci e cremosi quei soggetti che manifestano sintomi depressivi (Jacoangeli F., 2019).